Ottocentismi. Il podcast
Ottocentismi. Il podcast offre un nuovo modo di esplorare la modernità italiana attraverso storie, figure e aspetti poco conosciuti del lungo Ottocento. È un’iniziativa di Ottocentismi.org, il network per lo studio interdisciplinare dell’Ottocento fondato nel 2019.
Episodes

Jul 17, 2026
Jul 17, 2026
14 min
Scrittore in parte dimenticato, E. L. Morselli (Pesaro 1882-Roma 1921) si cimenta nella scrittura negli anni giovanili ma affina la sua penna durante e dopo il viaggio transoceanico tra Italia, Sudafrica e America latina che compie nel 1903-04. La sua prima raccolta, intitolata Favole per i re d’oggi (1909), ha come caratteristica la presenza massiccia di animali, tra cui si possono individuare 3 categorie: 1.l’animale è in positivo ciò che l’uomo è in negativo; 2.l’animale inconsueto consente agganci diretti con il mondo contemporaneo; 3.animali e uomini sono presentati come simili. Morselli afferma che le sue Favole sono apologhi sull’Italia moderna e quest’idea, associata alla vana potenza degli esseri umani che risalta in esse, nasce come riflessione personale su un’umanità che si sta perdendo. Favola e Fantasia sono l’antidoto necessario per un ritorno alla Realtà, spesso con modalità antifrastiche che rivelano l’originalità di questo scrittore ai primi del 900.
Bibliografia essenziale
Ercole Luigi Morselli, Opere in prosa, edizione integrale a cura e con prefazione di W. Zidarič, Torino, Aragno, 2021
Tutto il teatro di Ercole Luigi Morselli, prima edizione critica integrale, a cura di W. Zidarič, Roma, UniversItalia, 2017
«Il “bestiario” di Ercole Luigi Morselli nelle Favole per i re d’oggi», BIBLIOTECA DI RIVISTA DI STUDI ITALIANI, A. xxxv, n. 1, Dicembre 2017, pp. 92-113.
Vasili Bertoloni Meli & Lucia Ferrati, Ercole Luigi Morselli. Vita e opera, Firenze, La Nuova Italia, 1993
Lucia Ferrati, Il poeta del teatro e della vita; Ercole Luigi Morselli, Pesaro, Metauro ed., 2010
Samanta Casali, “Ercole Luigi Morselli, scrittore e drammaturgo ribelle dall’anima inquieta”, in http://www.keposrivista.it/wp-content/uploads/2019/08/Casali_Kepos2019.pdf, pp. 1-17
Francesco Lanari, Un’idea solo bella, Pesaro, Metauro, 2022

Jul 10, 2026
Jul 10, 2026
12 min
Jessie White è una figura singolare nel panorama del XIX secolo: patriota garibaldina di origine inglese, infermiera sui campi di battaglia, giornalista e pioniera dell’inchiesta sociale. Nei suoi reportage La miseria in Napoli (1877) e Le miniere di zolfo in Sicilia (1894), offre uno sguardo originale e lucido sulla “questione meridionale” che agitava l’Italia postunitaria, dopo la pubblicazione delle Lettere meridionali di Pasquale Villari nel 1875 e il rapporto La Sicilia nel 1876 di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino. Attraverso descrizioni rigorose e prive di folclore, l’autrice restituisce le condizioni di vita delle classi più povere, animata da un profondo legame con l’Italia che la spinge non solo a denunciare le responsabilità delle istituzioni, ma anche a indicare possibili vie di riforma. I suoi reportage si distinguono inoltre per una particolare attenzione alla condizione femminile e infantile, che emerge in uno stile partecipe, empatico e fortemente impegnato.
Bibliografia essenziale
Biagianti I. (a cura di), La “Nuova Italia” nelle corrispondenze americane di Jessie White Mario 1886-1906, Firenze, Centro Editoriale Toscano, 1999.
Certini R., Jessie White Mario una giornalista educatrice: tra liberalismo inglese e democrazia italiana, Firenze, Le Lettere, 1998.
Ciampi P., Miss Uragano. La donna che fece l’Italia, Firenze, Romano Editore, 2010.
Daniels E. A., Posseduta dall’angelo: Jessie White Mario la rivoluzionaria del Risorgimento, Milano, Mursia, 1977.
Fournier-Finocchiaro L., Les reportages de Jessie White Mario: un regard féminin sur la question méridionale, «Transalpina», 28 | 2025, pp. 69-86.
Fucini R., White Mario J., Villari P., Napoli ad occhi aperti, a cura di G. Fimiani, Salerno, Francesco D’Amato editore, 2020.
Prisco M., Adorabile uragano. Dalle lotte risorgimentali alla “Miseria in Napoli”. La straordinaria avventura di Jessie White Mario, Napoli, Stamperia del Valentino, 2011.
White Mario J., Le inchieste sociali, a cura di P.L. Bagatin, Cornuda (TV), Antilia, 2015.
Zazzeri A., «White Mario, Jessie», in Dizionario biografico degli italiani, vol. 100, 2020 (https://www.treccani.it/enciclopedia/jessie-white-mario_(Dizionario-Biografico)/)

Jul 3, 2026
Jul 3, 2026
11 min
Nel podcast viene descritto il ruolo della massoneria in Italia tra l’età napoleonica e la Restaurazione. Nel 1805, quando Napoleone viene incoronato re d’Italia, nasce a Milano il primo Grande Oriente d’Italia, segnando il passaggio da una massoneria “d’importazione” a una realtà nazionale. Le logge diventano luoghi d’incontro delle élites e incubatori di idee politiche e patriottiche. Durante il dominio napoleonico il legame tra massoneria e potere politico è molto stretto, sebbene l’adesione sia spesso dettata anche da convenienza sociale. Con la caduta di Napoleone, per tutta l’età della Restaurazione la massoneria, considerata pericolosa e sovversiva, viene duramente repressa. I sovrani e la Chiesa la associano ai movimenti rivoluzionari e alle società segrete: le logge vengono sciolte e il Grande Oriente d’Italia scompare. Solo poche realtà sopravvivono clandestinamente, soprattutto nelle città portuali. Per circa quarant’anni la massoneria italiana resta perciò disarticolata e priva di una struttura unitaria.
Bibliografia essenziale
Conti, Storia della massoneria italiana. Dal Risorgimento al fascismo, Bologna, Il Mulino, 2003; Id., Massoneria e religioni civili. Cultura laica e liturgie politiche fra XVIII e XX secolo, Bologna, Il Mulino, 2008; Id., I fratelli e i profani. La massoneria nello spazio pubblico, Pisa, Pacini, 2020; Id., Andare per i luoghi della massoneria, Bologna, Il Mulino, 2025.

Jun 26, 2026
Jun 26, 2026
11 min
Ombretta Frau analizza le Osservazioni di Alvise Piero Zorzi pubblicate nel 1887, coraggiosa difesa della Basilica di San Marco contro i lunghi restauri invasivi del XIX secolo. Sostenuto da John Ruskin, Zorzi denunciò la sostituzione dei materiali originali e la perdita di marmi e mosaici, distinguendo nettamente la conservazione dal rifacimento distruttivo. Le sue idee, inizialmente derise, contribuirono alla nascita della prima Carta italiana del restauro nel 1882 e anticiparono approcci moderni alla tutela del patrimonio artistico italiano.
Bibliografia essenziale
Colombi, L’attività di Alvise Pierto Zorzi, direttore del Museo di Cividale e conservatore del patrimonio artistico friulano, La conservazione dei monumenti e delle opere d’arte in Friuli nell’Ottocento, a c. di G. Perusini e R. Fabiani, Forum, Udine 2014, pp. 116-129.
Robotti, Le idee di Ruskin ed i restauri della Basilica di S Marco attraverso le “Osservazioni” di A. P. Zorzi, «Bollettino d’Arte», 61, 1976, pp. 115-121
Tomaselli (a c. di) Restauro anno zero. Aracne, Roma 2013
Trevisan, Ferdinando Ongania, John Ruskin e “La basilica di San Marco in Venezia” nel contesto del dibattito sulla conservazione dei monumenti (1877-1895), San Marco. La basilica di Venezia. Arte storia conservazione, a c. di E. Vio, Marsilio, Venezia 2019
A.P. Zorzi, Osservazioni intorno ai ristauri interni ed esterni della Basilica di San Marco con tavole illustrative di alcune iscrizioni armene esistenti nella medesima. Ongania, Venezia 1877

Jun 19, 2026
Jun 19, 2026
15 min
Nel 1829, al Drury Lane di Londra, va in scena un dramma romantico oggi dimenticato, ma che all’epoca ha un impatto clamoroso, capace di superare i confini del palcoscenico e alimentare un vero e proprio fenomeno di costume. Si intitola The Brigand ed è firmato da James Robinson Planché, un antiquario ed esperto uomo di teatro. In questo episodio di Ottocentismi. Il podcast racconteremo di come i briganti siano diventati protagonisti di un mercato culturale in piena espansione, animato da romanzi illustrati e spettacoli di varietà, canzoni e giocattoli, stampe e ceramiche. E parleremo di come il successo di The Brigand abbia contribuito a trasformare il brigante italiano in un’icona pop, una figura riconoscibile e “consumata” come mai prima.
Bibliografia essenziale
Carli (a cura di), Briganti per caso. Usi, riusi, revival nella cultura di massa, Unicopli, Milano 2024
Carli, G. D’Autilia, G.L. Fruci, A. Petrizzo (a cura di), Storia del brigantaggio in 50 oggetti, Rubbettino, Soveria Mannelli 2023
Carrino, G.L. Fruci (a cura di), Briganti: narrazioni e saperi, «Meridiana. Rivista di Storia e Scienze Sociali», 99, 2020
Pinto, La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870, Laterza, Roma-Bari 2019
Petrizzo, Parole di brigante. Scrivere di sé in un carcere dell’Italia unita, Viella, Roma 2025
Tatasciore, Briganti d’Italia. Storia di un immaginario romantico, Viella, Roma 2022
Tatasciore (a cura di), Lo spettacolo del brigantaggio. Cultura visuale e circuiti mediatici fra Sette e Ottocento, Viella, Roma 2022

Jan 26, 2026
Jan 26, 2026
13 min
Le memorie di un gatto è un breve romanzo del 1857 in cui l’autore, Antonio Ghislanzoni, ai più ancora ingiustamente poco noto, sceglie di parlare dell’uomo osservandolo attraverso gli occhi di un felino. La realtà restituita attraverso lo sguardo straniato del gatto consente allo scrittore l’adozione di una prospettiva diversa sull’uomo che permette di riferire in modo apparentemente ingenuo ciò che difficilmente dall’uomo stesso potrebbe essere visto e detto: un espediente che risponde alla necessità di una scrittura critica ma che si manifesta attraverso uno stile apparentemente leggero, comico-umoristico. Il nostro gatto scrittore decide di scrivere le memorie quando il suo stato di salute lo costringe a letto e, temendo il peggio, intende lasciare qualche traccia di sé. Ripercorrendo la sua storia, racconta dell’educazione ricevuta dalla madre e della triste verifica offerta dalla sua esperienza diretta dell’uomo. Ospite di una agiata dama che lo tratta con tutti i riguardi, racconta le sue prime avventure e scoperte. Assistendo non visto agli intrighi quotidiani di servitori e signori, il piccolo micio scopre l’ipocrisia di facciata con la quale gli uomini e le donne nascondono i loro desideri sessuali e la loro avidità.

Jan 19, 2026
Jan 19, 2026
11 min
Scipio Sighele, psicologo e criminilogo italiano, scrive in Mondo Criminale Italiano, nel capitolo ‘I delitti di superstizione’, di alcuni terribili eventi che ebbero luogo a Mezzojuso, piccolo paese siciliano vicino Palermo, nel 1890. Al crocevia tra misticismo, mondo occulto, e isteria, i fatti di Mezzojuso si svolgono sullo sfondo di un’Italia politicamente unificata ma socialmente, economicamente, e culturalmente precaria. Al centro dei fatti di Mezzojuso, così come riportati da Sighele, si trova la rispettabile famiglia Carnesi, composta da nove membri, tra cui Biagio, uno dei figli che comincia a pregare insistentemente con lo scopo di purificare la propria anima, alternando digiuni e abbuffate e divenendo preda di allucinazioni mentali che contagiano anche i suoi fratelli. Sperando di liberare Biagio dai suoi disturbi, la sorella Lucia, prima chiama un esorcista e poi inizia lei stessa a esorcizzare Biagio. Inizialmente pacifiche, le sue azioni diventano sempre più aggressive e violente. Il dramma si conclude con l’arresto immediato dei presenti e, in seguito alla perizia clinica delle autorità scientifiche, il ricovero di Lucia, Salvatore e Tommaso in un manicomio. I professori Silvio Tonnini e Annibale Montalti impiegano poco tempo a identificare il disordine patologico dei membri della famiglia Carnesi, producendo una perizia clinica volta a contenerlo e reprimerlo e che, commenta Sighele, “onora la scienza psichiatrica italiana.”

Jan 12, 2026
Jan 12, 2026
13 min
Quando pensiamo agli italiani in America, la nostra immaginazione ci porta a New York, a Boston, a Chicago. Se ci spingiamo però verso Sud, scopriamo una storia meno nota ma non meno affascinante: quella degli italiani in Tennessee. A inizio Novecento, la colonia italiana di Nashville contava meno di trecento persone. Eppure, nel 1909 riuscì a raccogliere oltre mille dollari in favore delle vittime del terremoto di Messina e Reggio Calabria, ottenendo così un riconoscimento ufficiale dalle autorità italiane. La comunità si muoveva unita, attraversata da sentimenti di solidarietà e orgoglio nazionale. E, nel cuore di questa piccola diaspora, emergeva la figura di Bartolini: un intellettuale, poeta e insegnante, nato a Fanano nell’Emilia (nella moderna provincia di Modena), emigrato negli Stati Uniti dopo gli studi a Bologna, passato per Indiana e Missouri, fino a stabilirsi definitivamente a Nashville fra il 1907 e il 1908. Qui insegnò lingue moderne in vari istituti cittadini, tra cui il Boscobel College, un prestigioso collegio femminile, e la Fisk University, storica università per afrodiscendenti, dove fu il primo professore non di colore a salire in cattedra. Bartolini occupava una posizione unica: italiano in una società che lo vedeva “quasi bianco”, straniero ma colto, profondamente legato alla sua cultura d’origine ma anche capace di interpretare il sogno americano.

Jan 5, 2026
Jan 5, 2026
10 min
Era il 27 novembre 1878. Il prefetto scriveva, con una certa ansia, al collega di Bologna: «In cotesta città, l’organizzatore capo dell’azione […] sarebbe il noto Pascoli.» Sì, proprio lui: Giovanni Pascoli, 23 anni, studente di Belle Lettere all’Università di Bologna. Le autorità lo avevano nel mirino. Sorvegliato, pedinato, e inserito nei rapporti del Ministero dell’Interno accanto ai nomi dell’Internazionale socialista e anarchica. Sua sorella Maria, prima biografa e custode dell’immagine del fratello, ha provato a spazzare via tutto questo. Nella sua personale biografia del fratello, parla di una fase passeggera, addebita tutto a cattive compagnie, alla povertà di quegli anni di studente bohémien, alle sventure famigliari. Ma basta rivolgersi ad altri ricordi degli amici e dei compagni di quel tempo per scoprire la verità: Pascoli non era solo un giovane arrabbiato con le tasche vuote. Era un vero e proprio capopopolo, un giornalista politico, un oratore ardente nelle assemblee, un attivista appassionato, con idee chiare su giustizia sociale, uguaglianza e libertà.

Mar 6, 2025
Mar 6, 2025
8 min
Nel luglio del 1853 quattro navi statunitensi calarono le ancore nella baia di Tokyo. La loro sola presenza costituiva una minaccia all’isolamento in cui il Giappone si era chiuso da duecentocinquant’anni. Il periodo successivo, conosciuto come Bakumatsu, vide la crisi e quindi il crollo dello shogunato che aveva retto il paese dagli inizi del Seicento. Ne seguì una sanguinosa guerra civile, terminata con la vittoria della fazione imperiale, la dissoluzione della casta dei samurai e l’avvio della definitiva occidentalizzazione del paese. Quegli ultimi anni dello shogunato, sospesi tra abissi di passato e ineluttabilità del futuro, ebbero due testimoni d’eccezione, entrambi italiani, Felice Beato e Enrico Hillyer Giglioli. È la figura di quest’ultimo e il suo sguardo sul Giappone, riportato nel volume Viaggio intorno al globo della pirocorvetta italiana Magenta, che questa puntata del podcast ci racconta.
*errata corrige: l’episodio contiene un errore di pronuncia della parola francese messageries.



