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5 hours ago
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Nel podcast viene descritto il ruolo della massoneria in Italia tra l’età napoleonica e la Restaurazione. Nel 1805, quando Napoleone viene incoronato re d’Italia, nasce a Milano il primo Grande Oriente d’Italia, segnando il passaggio da una massoneria “d’importazione” a una realtà nazionale. Le logge diventano luoghi d’incontro delle élites e incubatori di idee politiche e patriottiche. Durante il dominio napoleonico il legame tra massoneria e potere politico è molto stretto, sebbene l’adesione sia spesso dettata anche da convenienza sociale. Con la caduta di Napoleone, per tutta l’età della Restaurazione la massoneria, considerata pericolosa e sovversiva, viene duramente repressa. I sovrani e la Chiesa la associano ai movimenti rivoluzionari e alle società segrete: le logge vengono sciolte e il Grande Oriente d’Italia scompare. Solo poche realtà sopravvivono clandestinamente, soprattutto nelle città portuali. Per circa quarant’anni la massoneria italiana resta perciò disarticolata e priva di una struttura unitaria.
Bibliografia essenziale
Conti, Storia della massoneria italiana. Dal Risorgimento al fascismo, Bologna, Il Mulino, 2003; Id., Massoneria e religioni civili. Cultura laica e liturgie politiche fra XVIII e XX secolo, Bologna, Il Mulino, 2008; Id., I fratelli e i profani. La massoneria nello spazio pubblico, Pisa, Pacini, 2020; Id., Andare per i luoghi della massoneria, Bologna, Il Mulino, 2025.

Friday Jun 26, 2026
Friday Jun 26, 2026
Ombretta Frau analizza le Osservazioni di Alvise Piero Zorzi pubblicate nel 1887, coraggiosa difesa della Basilica di San Marco contro i lunghi restauri invasivi del XIX secolo. Sostenuto da John Ruskin, Zorzi denunciò la sostituzione dei materiali originali e la perdita di marmi e mosaici, distinguendo nettamente la conservazione dal rifacimento distruttivo. Le sue idee, inizialmente derise, contribuirono alla nascita della prima Carta italiana del restauro nel 1882 e anticiparono approcci moderni alla tutela del patrimonio artistico italiano.
Bibliografia essenziale
Colombi, L’attività di Alvise Pierto Zorzi, direttore del Museo di Cividale e conservatore del patrimonio artistico friulano, La conservazione dei monumenti e delle opere d’arte in Friuli nell’Ottocento, a c. di G. Perusini e R. Fabiani, Forum, Udine 2014, pp. 116-129.
Robotti, Le idee di Ruskin ed i restauri della Basilica di S Marco attraverso le “Osservazioni” di A. P. Zorzi, «Bollettino d’Arte», 61, 1976, pp. 115-121
Tomaselli (a c. di) Restauro anno zero. Aracne, Roma 2013
Trevisan, Ferdinando Ongania, John Ruskin e “La basilica di San Marco in Venezia” nel contesto del dibattito sulla conservazione dei monumenti (1877-1895), San Marco. La basilica di Venezia. Arte storia conservazione, a c. di E. Vio, Marsilio, Venezia 2019
A.P. Zorzi, Osservazioni intorno ai ristauri interni ed esterni della Basilica di San Marco con tavole illustrative di alcune iscrizioni armene esistenti nella medesima. Ongania, Venezia 1877

Friday Jun 19, 2026
Friday Jun 19, 2026
Nel 1829, al Drury Lane di Londra, va in scena un dramma romantico oggi dimenticato, ma che all’epoca ha un impatto clamoroso, capace di superare i confini del palcoscenico e alimentare un vero e proprio fenomeno di costume. Si intitola The Brigand ed è firmato da James Robinson Planché, un antiquario ed esperto uomo di teatro. In questo episodio di Ottocentismi. Il podcast racconteremo di come i briganti siano diventati protagonisti di un mercato culturale in piena espansione, animato da romanzi illustrati e spettacoli di varietà, canzoni e giocattoli, stampe e ceramiche. E parleremo di come il successo di The Brigand abbia contribuito a trasformare il brigante italiano in un’icona pop, una figura riconoscibile e “consumata” come mai prima.
Bibliografia essenziale
Carli (a cura di), Briganti per caso. Usi, riusi, revival nella cultura di massa, Unicopli, Milano 2024
Carli, G. D’Autilia, G.L. Fruci, A. Petrizzo (a cura di), Storia del brigantaggio in 50 oggetti, Rubbettino, Soveria Mannelli 2023
Carrino, G.L. Fruci (a cura di), Briganti: narrazioni e saperi, «Meridiana. Rivista di Storia e Scienze Sociali», 99, 2020
Pinto, La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870, Laterza, Roma-Bari 2019
Petrizzo, Parole di brigante. Scrivere di sé in un carcere dell’Italia unita, Viella, Roma 2025
Tatasciore, Briganti d’Italia. Storia di un immaginario romantico, Viella, Roma 2022
Tatasciore (a cura di), Lo spettacolo del brigantaggio. Cultura visuale e circuiti mediatici fra Sette e Ottocento, Viella, Roma 2022

Monday Jan 26, 2026
Monday Jan 26, 2026
Le memorie di un gatto è un breve romanzo del 1857 in cui l’autore, Antonio Ghislanzoni, ai più ancora ingiustamente poco noto, sceglie di parlare dell’uomo osservandolo attraverso gli occhi di un felino. La realtà restituita attraverso lo sguardo straniato del gatto consente allo scrittore l’adozione di una prospettiva diversa sull’uomo che permette di riferire in modo apparentemente ingenuo ciò che difficilmente dall’uomo stesso potrebbe essere visto e detto: un espediente che risponde alla necessità di una scrittura critica ma che si manifesta attraverso uno stile apparentemente leggero, comico-umoristico. Il nostro gatto scrittore decide di scrivere le memorie quando il suo stato di salute lo costringe a letto e, temendo il peggio, intende lasciare qualche traccia di sé. Ripercorrendo la sua storia, racconta dell’educazione ricevuta dalla madre e della triste verifica offerta dalla sua esperienza diretta dell’uomo. Ospite di una agiata dama che lo tratta con tutti i riguardi, racconta le sue prime avventure e scoperte. Assistendo non visto agli intrighi quotidiani di servitori e signori, il piccolo micio scopre l’ipocrisia di facciata con la quale gli uomini e le donne nascondono i loro desideri sessuali e la loro avidità.

Monday Jan 19, 2026
Monday Jan 19, 2026
Scipio Sighele, psicologo e criminilogo italiano, scrive in Mondo Criminale Italiano, nel capitolo ‘I delitti di superstizione’, di alcuni terribili eventi che ebbero luogo a Mezzojuso, piccolo paese siciliano vicino Palermo, nel 1890. Al crocevia tra misticismo, mondo occulto, e isteria, i fatti di Mezzojuso si svolgono sullo sfondo di un’Italia politicamente unificata ma socialmente, economicamente, e culturalmente precaria. Al centro dei fatti di Mezzojuso, così come riportati da Sighele, si trova la rispettabile famiglia Carnesi, composta da nove membri, tra cui Biagio, uno dei figli che comincia a pregare insistentemente con lo scopo di purificare la propria anima, alternando digiuni e abbuffate e divenendo preda di allucinazioni mentali che contagiano anche i suoi fratelli. Sperando di liberare Biagio dai suoi disturbi, la sorella Lucia, prima chiama un esorcista e poi inizia lei stessa a esorcizzare Biagio. Inizialmente pacifiche, le sue azioni diventano sempre più aggressive e violente. Il dramma si conclude con l’arresto immediato dei presenti e, in seguito alla perizia clinica delle autorità scientifiche, il ricovero di Lucia, Salvatore e Tommaso in un manicomio. I professori Silvio Tonnini e Annibale Montalti impiegano poco tempo a identificare il disordine patologico dei membri della famiglia Carnesi, producendo una perizia clinica volta a contenerlo e reprimerlo e che, commenta Sighele, “onora la scienza psichiatrica italiana.”

Monday Jan 12, 2026
Monday Jan 12, 2026
Quando pensiamo agli italiani in America, la nostra immaginazione ci porta a New York, a Boston, a Chicago. Se ci spingiamo però verso Sud, scopriamo una storia meno nota ma non meno affascinante: quella degli italiani in Tennessee. A inizio Novecento, la colonia italiana di Nashville contava meno di trecento persone. Eppure, nel 1909 riuscì a raccogliere oltre mille dollari in favore delle vittime del terremoto di Messina e Reggio Calabria, ottenendo così un riconoscimento ufficiale dalle autorità italiane. La comunità si muoveva unita, attraversata da sentimenti di solidarietà e orgoglio nazionale. E, nel cuore di questa piccola diaspora, emergeva la figura di Bartolini: un intellettuale, poeta e insegnante, nato a Fanano nell’Emilia (nella moderna provincia di Modena), emigrato negli Stati Uniti dopo gli studi a Bologna, passato per Indiana e Missouri, fino a stabilirsi definitivamente a Nashville fra il 1907 e il 1908. Qui insegnò lingue moderne in vari istituti cittadini, tra cui il Boscobel College, un prestigioso collegio femminile, e la Fisk University, storica università per afrodiscendenti, dove fu il primo professore non di colore a salire in cattedra. Bartolini occupava una posizione unica: italiano in una società che lo vedeva “quasi bianco”, straniero ma colto, profondamente legato alla sua cultura d’origine ma anche capace di interpretare il sogno americano.

Monday Jan 05, 2026
Monday Jan 05, 2026
Era il 27 novembre 1878. Il prefetto scriveva, con una certa ansia, al collega di Bologna: «In cotesta città, l’organizzatore capo dell’azione […] sarebbe il noto Pascoli.» Sì, proprio lui: Giovanni Pascoli, 23 anni, studente di Belle Lettere all’Università di Bologna. Le autorità lo avevano nel mirino. Sorvegliato, pedinato, e inserito nei rapporti del Ministero dell’Interno accanto ai nomi dell’Internazionale socialista e anarchica. Sua sorella Maria, prima biografa e custode dell’immagine del fratello, ha provato a spazzare via tutto questo. Nella sua personale biografia del fratello, parla di una fase passeggera, addebita tutto a cattive compagnie, alla povertà di quegli anni di studente bohémien, alle sventure famigliari. Ma basta rivolgersi ad altri ricordi degli amici e dei compagni di quel tempo per scoprire la verità: Pascoli non era solo un giovane arrabbiato con le tasche vuote. Era un vero e proprio capopopolo, un giornalista politico, un oratore ardente nelle assemblee, un attivista appassionato, con idee chiare su giustizia sociale, uguaglianza e libertà.

Thursday Mar 06, 2025
Thursday Mar 06, 2025
Nel luglio del 1853 quattro navi statunitensi calarono le ancore nella baia di Tokyo. La loro sola presenza costituiva una minaccia all’isolamento in cui il Giappone si era chiuso da duecentocinquant’anni. Il periodo successivo, conosciuto come Bakumatsu, vide la crisi e quindi il crollo dello shogunato che aveva retto il paese dagli inizi del Seicento. Ne seguì una sanguinosa guerra civile, terminata con la vittoria della fazione imperiale, la dissoluzione della casta dei samurai e l’avvio della definitiva occidentalizzazione del paese. Quegli ultimi anni dello shogunato, sospesi tra abissi di passato e ineluttabilità del futuro, ebbero due testimoni d’eccezione, entrambi italiani, Felice Beato e Enrico Hillyer Giglioli. È la figura di quest’ultimo e il suo sguardo sul Giappone, riportato nel volume Viaggio intorno al globo della pirocorvetta italiana Magenta, che questa puntata del podcast ci racconta.
*errata corrige: l’episodio contiene un errore di pronuncia della parola francese messageries.

Thursday Feb 27, 2025
Thursday Feb 27, 2025
Nel corso di tredici anni a partire dal 1914, Matilde Serao, la scrittrice, giornalista e drammaturga di fama internazionale, che sarà per quattro volte candidata al premio Nobel, scrisse diverse sceneggiature cinematografiche. Benché Serao avesse inizialmente espresso preoccupazione per il crescente successo del cinematografo, lei stessa ne rimase ben presto ammaliata e scrisse non meno di quattordici sceneggiature per film.Nella sua terza età, Serao è stata celebrata a livello nazionale e internazionale come la prima grande sceneggiatrice italiana. Purtroppo, le pellicole di questi film sono tutte perse oppure sono state distrutte dal fascismo.

Thursday Feb 20, 2025
Thursday Feb 20, 2025
“C’era una volta… — Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori. — No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.” Questo il celebre incipit delle Avventure di Pinocchio. Il nostro podcast propone con questa puntata un viaggio dietro le quinte del romanzo di Collodi per osservare da vicino il legame profondo della storia del celebre burattino con il teatro di figura italiano di fine Ottocento. Una fonte preziosa per ricostruirla è la Storia dei burattinidi Pietro Coccoluto Ferrigni, conosciuto anche lo pseudonimo di Yorick figlio di Yorick, il primo studiosistematico sul teatro di figura italiano che ci restituisce una vivida e colorita fotografia di questo universo artistico e sociale, oggi in parte dimenticato.
* errata corrige: il numero della Rassegna Lucchese cui si fa riferimento è del 1952, non del 1959.



